Psicologia e crescita personale

Un viaggio in Giappone mi ha trasformata in una minimalista per la vita. Ecco perché.

Monica Parikh Monica Parikh, 26 settembre 2018
Meno è meglio - Photocredit: Tianshu Liu@Unsplash Meno è meglio - Photocredit: Tianshu Liu@Unsplash

I miracoli accadono ogni giorno, se sei pronta ad accoglierli.

Una donna non dimentica mai il primo amore.

Era il 1994 – molto prima di Skype e di Google Maps – quando salii su un aereo diretto all’altra parte del mondo. Avevo solo 23 anni ed ero completamente ingenua (per usare un eufemismo), ma comunque pronta per l’avventura di una vita. Nulla avrebbe potuto prepararmi meglio di quella tormentata relazione di un anno dalla quale stavo uscendo.

Mentre sul mio passaporto sono stati messi molti altri timbri da allora, Kyoto rimane insostituibile nel mio cuore.

Kyoto era la capitale del Giappone Imperiale. Uscita indenne dai blitz atomici della seconda guerra mondiale, è depositaria della bellezza del Vecchio mondo e di un’altra era. Immagina complessi di templi, geishe camminare su sentieri di ciottolato, e picnic tra i ciliegi in fiore. Per farla semplice, la città era – ed è – di una bellezza straordinaria. Potrei provare a descrivere la bellezza dell’architettura Shinto o dei giardini Zen, ma perché farlo? Non sono posti di cui si debba leggere – sono posti di cui fare esperienza diretta.

Quella incursione a Kyoto mi ha confermato che viaggiare espande la consapevolezza. Nel momento in cui stringiamo amicizie internazionali, scopriamo le nostre affinità ma impariamo anche dalle reciproche differenze. Ecco alcune delle più importanti lezioni universali che ho imparato dalle persone che ho incontrato a Kyoto, e che ancora oggi continuano a modellare la mia vita.

La gentilezza e l’ospitalità fanno miracoli.

I giapponesi sono consumati ambasciatori culturali. Prendi, ad esempio, l’anziano uomo d’affari che mi ha regalato delle gru origami durante il mio tragitto da pendolare una mattina. Quando poi mi ha invitata a visitare la sua fabbrica di Kimono, mi ha mostrato un incredibile showroom di kimono matrimoniali – alcuni dei quali costano centinaia di migliaia di dollari.

I miracoli accadono ogni giorno, se sei pronta ad accoglierli.

Quando mi ha detto di provarne uno, ne ho scelto uno intrecciato di oro ed ho poi scoperto che era il preferito della principessa Diana! È stata una esperienza unica da ricordare e mi ha insegnato che cose straordinarie accadono ogni giorno, a chi è pronto ad accoglierle.

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Il cibo dovrebbe essere semplice e di stagione.

In gran parte macrobiotica, l’alimentazione giapponese è basata su alimenti non elaborati, di origine vegetale e di stagione. Durante il mio soggiorno a Kyoto, ho mangiato di tutto – melanzane marinate nel miso, sushi misto in ciotola di riso, nabeyaki udon – una zuppa calda con pesce, uova e vegetali. E ho bevuto di tutto anche! Dentro di me c’era un’esperta di sake e Kirin Ichiban pronta ad essere risvegliata.

Il Giappone mi ha anche introdotta alle delizie dei probiotici molto prima che diventassero di moda negli USA. La zuppa di miso e le verdure sottaceto sono diventate un’abitudine. Mentre ero lì, l’acne mi è andata via, la mia mente era calma e concentrata e ho perso due taglie senza volerlo – una dimostrazione formidabile del reale potere dei cibi non elaborati e trattati con probiotici.

L’amore arriva dalla disciplina e dal duro lavoro.

I giapponesi sono artigiani straordinari. Mentre la nostra attuale cultura incita al successo istantaneo, in Giappone si lotta per anni per distinguersi nella propria arte. "Shokunin” implica il lavorare non solo con delle competenze tecniche ma anche con un atteggiamento di responsabilità sociale. L’artista ha un obbligo sociale di lavorare al suo meglio per contribuire al generale benessere del popolo.

Questo approccio mi è rimasto decisamente impresso. Come insegnante, scrittrice e avvocato, comprendo bene che la competenza è il risultato di una disciplina quotidiana. I giapponesi mi hanno insegnato che la padronanza si costruisce non nelle settimane e negli anni ma in una intera vita di servizio agli altri.

Less is more. Meno è davvero di più.

I giapponesi sposano l’idea che meno è meglio. Vivere in un piccolo appartamento a Kyoto mi ha insegnato che le cose non fanno la felicità, ma sono le esperienze a farla. Osservare il modo di vestire dei locali – un “elegante pratico” che privilegia la qualità rispetto alla quantità – mi ha ispirata ad adottare un guardaroba micro anche per me.

Erano avanti, visto che adesso il minimalimo sta prendendo piede un po’ ovunque. Personaggi come Marie Kondo sono famosi per i loro inviti a buttare tutto ciò che non è strettamente necessario a stare bene. Ci sono anche ragioni pratiche per questo: essere minimalisti è economico. E l’altra ragione è che il Giappone è spesso scosso da terremoti, e quindi non ha senso avere sparsi per casa una quantità di beni di valore.

In conseguenza di quel viaggio, oggi vivo secondo uno stile decisamente minimalista. Quando gli amici mi chiedono come riesco a permettermi di girare il mondo, io rispondo semplicemente che non investo in oggetti che mi danno un piccolo rendimento – vestiti, accessori. Metto i miei soldi in esperienze che hanno un impatto indelebile su di me – come viaggi al’estero da cui torno ogni volta trasformata.

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Questo articolo è stato tradotto e pubblicato grazie all'autorizzazione dell'autrice. Puoi trovarne la versione originale qui.


Monica Parikh

Monica Parikh è un avvocato ed una dating coach nonché la fondatrice di School of Love NYC, una scuola di relazioni nata per aiuta... Scopri di più sull'autore