Mamme mammocentriche, mamme giuste, mamme sbagliate: perché ho scelto di essere una mamma "giusta per me”.

Valentina Catini Valentina Catini, 25 gennaio 2021
La maternità impone molti cambiamenti... ma davvero sono tutti necessari? Photocredit: Sai De Silva@Unsplash La maternità impone molti cambiamenti... ma davvero sono tutti necessari? Photocredit: Sai De Silva@Unsplash

La maternità tra mito e realtà

Sono arrivata alla veneranda età degli “anta” - non vi dirò mai quanti sono, vi basti sapere che inizio ad avere i capelli bianchi e che le mie ovaie sono ancora in funzione - con poche ma ovvie certezze: la prima è che in questi tempi mortiferi, dovuti non solo al Covid, alla pandemia e al lockdown, ma anche alla vita frenetica e ingarbugliata, riuscire ad avere un personale equilibrio mentale sia, se non un obiettivo vitale, quanto meno una meraviglioso scopo a cui tutte noi dovremmo aspirare. Più del fisico alla Belen Rodriguez o del mangiare senza ingrassare.

La seconda è che nonostante l’arrivo del Covid-19 abbia condizionato, fermato e stressato le nostre vite, è riuscito comunque in qualcosa di stupefacente: non ci sono riusciti i politici, le beniamine del Welfare, le politiche di crescita demografica. C’è riuscita una pandemia globale. Nel modo più semplice possibile: ci ha fatto svernare a casa per mesi, per cui le alternative erano o di cucinare e prendere dieci chili o di darsi da fare e procreare. La mia scelta è stata chiaramente la prima. Tuttavia, per le giovani coppie, appena sposate, conviventi e piene di buoni propositi, la seconda scelta è stata quella più ovvia.

E così nell’arco di dodici mesi il nostro paese ha avuto un boom demografico che neanche nel secondo dopoguerra.

Circondata, quasi placcata da amiche, conoscenti, future mamme, in preda alle infinite emozioni da “attesa”. C’è stato un momento in cui ho seriamente pensato di fermare uno per strada e dirgli “Ehi, facciamo un bambino? Anche io voglio partecipare alla crescita della curva demografica!”. Poi ho desistito, anche perché non si poteva uscire di casa. E soprattutto, perché io, diversamente dalle giovani amiche, conoscenti, e cugine “gravide” un figlio già ce l’ho e ha otto anni. E guarda un po’ sono 10 mesi, che sta praticamente quasi sempre dentro casa. Parlerò in seguito dei terribili 2, che non sono gli anni, ma i due mesi di lockdown nazionale chiusa dentro casa con un marmocchio più vivace di Pierino.

E da qui, mi sono messa a riflettere.

Non sulla crescita demografica, o su quanto la nostra classe politica sia incapace di fare alcunché. No.

Sulla maternità e sulle sue profonde, uniche e personalissime implicazioni.

Voi non avete idea di quanto sia stato difficile per me trascorrere due mesi con mio figlio, “Chicco” per gli amici, argento vivo, un bambino che non ha sonno neanche alle due di notte. Ho dovuto inventarmi di tutto: dai biscotti al cioccolato al gioco dei mimi, dalle pennellate alle cancellate del giardino, fino alle pulizie domestiche. E vi assicuro che non è bastato. Chi è mamma lo sa, con uno o più figli dentro casa per mesi e mesi e mesi interi, non ti riposi. Quasi speri di prendertelo “'sto” Covid, se non altro per trascorrere qualche giorno a letto (nota a margine: sono provocazioni e non voglio assolutamente ferire chiunque purtroppo abbia perso una persona cara) senza sentirsi chiamare nell’arco della giornata almeno un milione di volte. É stata dura. E lo è tutt’ora, quando si passa dalla scuola alla quarantena in un battito d’ali. Quando non sai cosa fare nel week end, perché i bambini hanno bisogno di distrarsi, di giocare, di stare con gli amichetti. Di fare sport, di muoversi, di relazionarsi con il mondo esterno.

E così, in questa fase di misticismo acuto che mi sono chiesta: ma io che tipo di mamma sono?

Perché per me questi dieci mesi sono stati durissimi. Stressanti, da ricovero coatto. Ci sono stati dei momenti in cui mi sono detta: “ora scappo”. Ma poi ho capito che… dove diavolo andavo con una pandemia mondiale? Al massimo al negozio di giocattoli per cercare qualche gioco alternativo!

A darmi il colpo di grazia, sono state le mie amiche e le mamme delle chat dei genitori. Le seconde perché durante la didattica a distanza erano dei cecchini professionisti, pronte a percepire ogni pagina da fare, ogni compito ogni lezione, ogni cambiamento di orario, sempre sul pezzo. Mostruose, davvero.

Puntuali alle lezioni, sempre impeccabili, sapevano tutto, ogni compito da fare, anche quello di religione.

E mentre osservavo queste fantastiche mamme che si dedicavano anima e corpo all’istruzione della propria prole, con pazienza e dolcezza, io inveivo contro il tablet puntualmente ogni mattina, perché, non c’era la connessione, non sapevo quale diavolo fosse il codice per accedere alla riunione, quando come e perché avessero spostato la lezione di italiano alle 15. Nel frattempo però, ero in smart working. Quindi seguire tutto, ha ravvivato in me un leggero malessere intestinale che prende il nome di colite spastica. É stata dura ragazze.

Mi chiedo a questo punto se queste mamme “perfette” vengano da un altro pianeta, se nel sangue abbiano il siero dei visitors, se in realtà siano così perfette perché sono aliene con l’intelligenza anni luce distante alla mia.

In questo trambusto generale, mentre arrancavo come un delfino del deserto del Sahara, vedevo intorno a me fiorire le famiglie del Mulino bianco. E soprattutto si è palesato davanti ai miei occhi un nuovo essere a me sconosciuto.

La mamma mammocentrica la riconosci fin dalla gravidanza.

E' quella che non perde momento nell’arco della settimana per ricordarti che aspetta il figlio più bello e più speciale del mondo, che sottolinea quanto la gravidanza sia il momento più felice della sua vita, quanto sia tutto fantastico, perché lo scopo della sua vita era fare un figlio. Insomma, sono quelle che hanno l’egocentrismo gravido più grande di quello di Renzi, che come sappiamo, non è in attesa ma quanto a ego, neanche Napoleone lo batte. La mammocentrica in gravidanza lo sarà anche una volta nato l’erede. Non cambierà, anzi, semmai peggiorerà.

E quindi, ti chiedi, ma che fine ha fatto l’amica che fino a qualche tempo fa non faceva altro che ubriacarsi e fumare come una ciminiera?

Non solo scopri che è passata dalla personalità alla Amy Whinhouse, da vita spericolata a quella di Santa Maria Goretti, ma che mentre si trasformava in santissima e purissima, sta per diventare la mamma più mamma del mondo: la mamma mammocentrica. La mamma “perfetta”. A quel punto due domande te le fai.

Perché anche io sono stata incinta, anche io ho vissuto l’emozione di sentir crescere un bambino dentro di me. Eppure non mi sono mai sentita, irradiare dalla luce suprema della maternità, o almeno fino a quando non ho visto mio figlio per la prima volta. E ora che sono trascorsi otto anni, faccio ancora fatica a comprenderne alcune sfaccettature, riempiendomi di domande, torturandomi con le solite frasi apprensive e dubbiose: starò facendo bene? Sono io quella sbagliata? Quella che si dimentica le scarpe da ginnastica, che dimentica la colla, le penne cancellabili, i compiti mai completi, che va sempre di corsa e arranca ogni sera. Però, in questi mesi di dura riflessione e tormenti personali una cosa l’ho capita: non sono e non sarò mai una mamma perfetta. Non ci riesco proprio. Non vado in giro a dire quanto sia bravo mio figlio, che oltretutto, essendo un bambino vivace e con una grande personalità il più delle volte mi fa incazzare. Non la facevo neanche quando era piccolo ed era un angelo. Non l’ho mai fatto e mai lo farò.

Amo mio figlio, ma non dirò mai “prima di mio figlio non era vita” perché per me le vite sono le stesse, è solo che c’è un prima dei figli, spensierato superficiale, immaturo e un dopo, maturo, serio, centrato.

Ma prima, la vita era vita, eccome.

Potrei vendere la mia anima al diavolo pur di far stare sereno mio figlio, ma non potrei mai e poi mai sacrificare il mio lavoro per lui. O ripetere ogni giorno ai quattro cantoni quanto lo amo, quanto è bello e quanto sia bravo.

Questo modus operandi non mi appartiene proprio.

Voglio essere una mamma imperfetta. Con tutti i limiti che ho.

Voglio crescere con lui, e non dipendere da lui.

Voglio poter dire che amo mio figlio, ma che amo anche la mia vita. Voglio crescerlo, educarlo e insegargli i valori della vita, ma non voglio che lui diventi l’unico senso della mia vita.

Voglio insegargli i valori della serietà e della libertà.

Dell’amicizia, che anche con i figli rimarrà sempre.

Voglio poter gridare al mondo che avere un figlio è un’esperienza unica e meravigliosa ma è anche stancante, stressante, soprattutto se si è sole.

Voglio poter dire serenamente, che sì, ci sono delle sere che mi fa impazzire e non vedo l’ora che si metta a dormire.

Voglio accompagnarlo in questo fantastico viaggio che è la vita, ma mai opprimendolo, o rendendolo il figlio più bravo al mondo. Voglio che sia libero di essere quello che è, senza impedimenti. A volte bravo, altre no.

Esistono mamme giuste o sbagliate?

Non lo so. Quello che so di certo è che ognuna di noi cerca di fare del suo meglio.

Non siamo solo mamme ma donne, anime, persone.

Con le nostre contraddizioni, le nostre difficoltà e i nostri momenti difficili.

Cerchiamo di fare del nostro meglio. Punto. A volte ci riesce meglio, altre volte peggio, altre ancora non ci riesce proprio.

Io nella mia imperfezione ci voglio rimanere, cercando di mantenere dentro di me quell’ardore, quella passione e quella curiosità che ho della vita, che spero di trasmettere a mio figlio.

Probabilmente avrà sempre i pantaloni stropicciati, le cene non perfette, e la camera in disordine. Mi vedrà incazzata e felice. Serena e nervosa. Mi vedrà per quella che sono: una donna che cerca di fare la mamma, con le sue contraddizioni, che avrà sempre dei sogni nel cassetto, degli obiettivi, dei progetti.

Non gli regalerò una mamma perfetta. Ma una mamma che in ogni momento della sua crescita, cercherà di fare del suo meglio per insegarli ad essere libero e felice.

A tutte le mamme che si sono sentite come me.

Alle mamme ribelli, sognatrici, sensibili e a tratti instabili.

Siete meravigliose e lo saranno anche i vostri figli.

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Valentina Catini

Valentina Catini, blogger di The pink blonde Pepper, è una mamma single di professione, ufficio stampa nel tempo libero, giornalis... Scopri di più sull'autore