Il demone Tinder e le sue sorelle

Valentina Catini Valentina Catini, 22 gennaio 2019
In Italia, le app di dating vengono ancora spesso percepite come una realtà parallela depravata e losca. Ma perché? Photocredit: Rawpixel@Unsplash In Italia, le app di dating vengono ancora spesso percepite come una realtà parallela depravata e losca. Ma perché? Photocredit: Rawpixel@Unsplash

Dating on line: why not?

Giorgia mi osserva sconvolta. Strabuzza gli occhi e serra la bocca con grande disappunto. “Perché?” faccio sorridente, “che male c’è?”

Ve lo giuro, non la capisco. Continua a guardarmi come se davanti avesse un fenomeno da baraccone. Sono quasi certa che starà pensando che io sia disperata. Che giusto una donna fuori di testa può fare una cosa del genere.

Le ho appena raccontato che mi sono scaricata Tinder e da quando lo utilizzo sono uscita con un po’ di ragazzi. Sì. Avete sentito bene. Sono su Tinder da più di un anno e sono uscita con almeno cinque uomini, simpatici, piacenti, e guarda un po’, anche brillanti.

Non sono matta e non sono sotto effetto di alcol. I tempi delle serate alcoliche sono finite con l’arrivo di mio figlio. Con buona pace del mio fegato. In realtà, sono una professionista di bella presenza, ben curata, che ama stare in compagnia, adora il buon vino e vive una vita tranquilla. Eppure anche io ho ceduto all’incredibile attrazione dell'online dating. Anche io sono uscita con un uomo dopo aver messo un like (tecnicamente si chiamano match) e aver chattato per un paio di giorni.

Che rischio! Che cosa grave! Sarò mica diventata una superficiale senza senno?

Una come me, timida e riservata che improvvisamente decide di lanciarsi in una realtà parallela depravata e losca! Scusatemi, ma mentre scrivo questo post, non posso fare a meno di sorridere. Per una serie di motivi. Primo fra tutti, la percezione che gli italiani hanno delle applicazioni di dating.

Dopo aver fatto una piccola indagine e aver sperimentato personalmente questa nuova frontiera degli incontri via web, sono pronta finalmente a dire la mia. E a sfatare una serie di luoghi comuni.

1. Chi pensi di trovare su internet?!

Voi non avete idea di quante volte io abbia sentito questa frase. E vi assicuro che non lo dicono solo le zie, i cui ricordi rimangono ancorati nell’immaginario delle cantine e dei bar di quartiere. Lo dicono soprattutto amici, conoscenti, ragazzi giovani. Praticamente tutti!

Partiamo dal presupposto che un uomo (single o non) che ci vede in un locale e ci osserva con sguardo languido, sicuramente non starà pensando a quanto siamo brave a fare i manicaretti o alla marca della borsa che indossiamo. Al massimo penserà al colore dei nostri capi intimi e a quanto sarebbe intrigante poterli levare. Ma sì, diciamolo ad alta voce: tutti gli uomini (sia che si incontrino nella vita reale che in quella virtuale) quando incrociano il nostro sguardo, non pensano MAI a quanto siamo intelligenti. Pensano piuttosto, a quanto siamo sessualmente accattivanti. Lo so, ci piace pensare che ci vedono sull’altare, ma la verità è un’altra: se ci vedono da qualche parte, è, almeno all’inizio, nel loro letto. Ditemi, allora, che differenza c’è tra uscire con un uomo che mi presenta la mia migliore amica e uno che conosco su un applicazione di dating?

La risposta è: nessuna. La vera differenza la fa la persona e quello che sta cercando.


Sfatiamo questo mito una volte per tutte: le persone peggiori io le ho incontrate nella vita reale.

Tutto dipende da cosa si cerca e cosa si vuole. Non ci sono solo uomini sposati che vogliono divertirsi o donne libere e indipendenti stile Samantha Jones. Ci sono anche persone per bene. Ragazzi e ragazze che vogliono avere più opportunità per conoscere persone interessanti. In fondo, più si diventa adulti e più il tempo a disposizione è poco.

2. Su internet c’è tutta gente senza spessore che vuole divertirsi

Altro grande errore è categorizzare un concetto per estrapolarne uno che assolutamente non aderisce alla realtà. Lara e Francesco sono fidanzati da dieci mesi. Prima di conoscere Francesco, Lara ha frequentato locali, è uscita con buona parte degli amici del ragazzo della sua migliore amica ed ha collezionato una serie di storie deludenti e frustranti. Eppure Mario era un commercialista serio e disponibile. E anche Luigi, il professore bohémien che amava recitare versi. Alla fine, poco convinta ha ceduto ad un applicazione di dating. Ha conosciuto Francesco, si sono frequentati e ora progettano una convivenza. A quanto pare ha trovato un uomo per bene in un luogo virtuale demonizzato dalla maggior parte delle persone. E questo è solo un esempio. Conosco almeno una dozzina di coppie che si sono conosciute tramite applicazioni di dating. Alcune mie amiche hanno intrattenuto bellissimi rapporti di amicizia e ampliato le loro conoscenze.

Eppure solo qui in Italia questo modo di conoscere è vissuto come qualcosa di negativo. Negli altri paesi nessuno ci fa più caso, il concetto di dating è entrato nelle teste delle persone ed è considerato la normalità. Provate a discuterne con qualche vostro amico. Vedrete che per molti è considerato ancora un tabù. La nostra forma mentis è alquanto limitante. Siamo i più creativi , i più geniali, i più brillanti del mondo e ci perdiamo in un bicchier d’acqua. Ditemi, qual è la differenza tra un locale e Tinder? Nessuna. È solo una questione di abitudine. Sono convinta che con il tempo metabolizzeremo anche questo. Nel frattempo, vado a farmi un altro paio di match. Sia mai che incontri l’uomo dei miei sogni!


Valentina Catini

Valentina Catini, blogger di The pink blonde Pepper, è una mamma single di professione, ufficio stampa nel tempo libero e scrittri... Scopri di più sull'autore